R/S per L’Aquila: pronti a servire senza riserve.

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Dopo il contingente abruzzese, venerdì 7 agosto è stata la volta di altri 333 R/S pieni di entusiasmo, pronti a servire, essere utili senza avere idea precisa di cosa realmente si debba fare. “Ok, andremo nelle tendopoli, e poi?” Questa era la domanda stampata sui loro volti.

img_6980Lo sapevano bene Annamaria Galassi e Carlo Auriti, scouts di provata esperienza nella vita e psicologi per lavoro. I due capi abruzzesi hanno aperto gli occhi a questi ragazzi sui possibili scenari che avrebbero potuto incontrare. “Bisogna essere consapevoli di un aspetto fondamentale” ha detto Annamaria, “sin dalle prime ore dopo le 3,32 del 6 aprile, sono accorsi molti volontari e tantissimi hanno fatto cose giuste, quindi non siamo soli in questa opera; una differenza però c’è: il nostro stile! Appartiene solo a noi e noi dobbiamo darne testimonianza!” Carlo, invece, ha posto l’accento sulla eterogeneità degli ospiti delle tendopoli: “le persone che incontreremo saranno tutte diverse fra loro e ciò che andrà bene con qualcuno non è detto che funzioni con altri. Non parliamo di tecniche di comunicazione ma di approccio umano. Sono persone che soffrono la dimensione di terremotato che cominciano a ricusare; vivono in comunità e non img_7011tutti sopportano questa modalità, non hanno le docce e per molti questo è il peggior disagio; una qualsiasi parola bisbigliata in tenda ad un orecchio amico/a è colta involontariamente da chi passa fuori della tenda stessa … assenza di intimità. Alcune tendopoli sono popolate da etnie diverse, in una è stato allestito anche un altarino Buddista.” E ancora Carlo ha sottolineato che già da alcuni mesi i ragazzi sono a contatto con gli scouts e hanno probabilmente imparato tutti il repertorio dei nostri intrattenimenti; attenzione quindi a saper coinvolgere i ragazzi con i quali andremo a relazionarci. Noi siamo lì per soddisfare i loro bisogni; per capire bisogna saper ascoltare.

Laura: un capo di AQ2.
img_6966Come chi l’ha preceduta, Laura ha raccontato i suoi momenti del sisma, momenti fatti di gesti quotidiani. “Però quella sera … misi le scarpe vicino al letto … non misi il pigiama ma andai a letto con la tuta … e poi, poco prima dell’ora X, fui svegliata dall’abbaiare del cane dei vicini: piangeva e si lamentava. Non feci in tempo a rendermene conto che un rumore cupo e crescente come 100 lavatrici in centrifuga anticipò di qualche attimo il disastro! Con tono grave misto a commozione Laura aggiunse: “rimanemmo immobili in casa tutti pietrificati! 42 secondi … un’eternità! La prima cosa da fare, mi sono detta, è fare la conta dei parenti e amici, ma subito dopo l’occhio mi è caduto su uno scorcio panoramico de L’Aquila, visibile da casa mia: la città era sovrastata da una grossa nuvola di polvere rossa dei vecchi mattoni del centro img_7019storico”. Ora Laura vive a 50 chilometri da L’Aquila ma non vede l’ora di tornare a vivere nella sua città.

Il saluto degli ospiti
Monsignor Spina,Vescovo di Sulmona ha presieduto l’ Adorazione Eucaristica insieme all’Assistente Nazionale don Francesco Marconato, giunto appositamente a Mosciano Sant’angelo con la Capo Guida Maria Teresa Spagnoletti, Giuseppe Finocchietti incaricato nazionale al coordinamento metodologico e Flavio Castagno incaricato nazionale alla branca R/S. Dicevamo dell’amico Spina, sì amico perché questa è l'idea che resta dopo aver avuto il piacere d'incontrarlo; diretto, semplice e concreto, ha raccontato ai ragazzi presenti il "suo" terremoto. “Quella notte, in curia, pensavo fosse giunta l’ora e mi misi subito in preghiera esortando il signore: salvaci Signore, img_7015salvaci!” Monsignor Spina aveva vissuto altri terremoti; da molisano qual è fu presente a San Giuliano quando crollò il tetto della scuola che portò via le vite di 27 bambini. Per don Francesco invece, questa è stata un ‘occasione per essere più vicino agli abruzzesi e conoscere meglio la magnifica struttura del Convento di Mosciano ormai divenuto centro di spiritualità nazionale dell’AGESCI. Maria Teresa, infine, ai ragazzi affamati per l’ora tarda ha raccontato delle sue origini abruzzesi che la fanno essere ancora più vicina, se possibile, alla gente colpita dal sisma: “Il giorno dei funerali di stato” racconta “ero nella caserma degli allievi della guardia di finanza a Coppito e insieme a Eugenio Garavini (capo scout) ed alcuni componenti del consiglio regionale abruzzese (non quello politico ma quello dell' Agesci) sono stata img_7052incaricata di svolgere un servizio massacrante, non per il fisico, ma per l’anima di ognuno di noi: eravamo incaricati di accompagnare i parenti delle vittime alle bare dei loro cari! Potete immaginare quanta disperazione…”

La serata conviviale con i piatti regionali ha dato spirito e forma a questa settimana di servizio. Ragazzi un po’ meno preoccupati e sicuramente più consapevoli.

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